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Compagno di banco, compagno di vita

La relazione educativa con Francesco Gallone un viaggio in itinere

di Piergiorgio Critelli
Coordinatore di Parole in cerchio gruppo di auto mutuo aiuto per adolescenti

 

In uno di quei passi memorabili della letteratura ebraica, si narra di uno studioso che viveva a Gerico e che passava tutta la vita a studiare sui testi. Sapete che anticamente esisteva l'obbligo di andare a Gerusalemme in pellegrinaggio. Ma lui preferiva rimanere a studiare tutto il tempo. I figli, però, andarono nella città santa e al ritorno raccontarono cose meravigliose, ad un punto tale che questo Pio decise che era venuto il momento, anche per lui, di muoversi. Soltanto che non avendo mai intrapreso questo viaggio, non sapeva qual era la strada. Poi ad un certo punto del cammino, incominciò a chiedere alla gente: “Scusate qual è la strada per Gerusalemme?”

“Ma come non lo sai vieni con noi”.

Fece la strada arrivò a Gerusalemme e chiese: “Scusate ma dov'è Gerusalemme?”

“Ma come non lo sai questa è Gerusalemme.”

Dovendo recarsi al tempio, seguì la corrente e la gente gli disse: “Ma che stai facendo?”

“Sto cercando il tempio.”

“Ma guarda stai nel tempio!”

“Stai nel tempio - gli disse - un sacerdote e non te ne rendi conto.”

 

Secondo il rabbino Toaff questa parabola narra il paradosso sulla consapevolezza del tempo e dello spazio. Alle volte siamo talmente occupati da un nostro obiettivo personale da rimandare il tempo nel fare ciò che è giusto, opportuno, importante non solo per un istante, ma per l'intera nostra esistenza.

Noi educatori dobbiamo sempre trovare il percorso per giungere alla meta. Ad esempio: ogni mattina faccio 14.498 passi ed impiego 64 minuti e percorro 10,41 Km per arrivare al lavoro, all'Itsos Albe Stainer, (almeno questo indica il mio smartphone). Poi però nell'arco della giornata, nessuno mi sa dire quanta distanza dovrò percorrere per raggiungere un DSA, un DVA, oppure quanti passi dovranno rimanere tra me e loro. La giusta distanza, la giusta misura, l'equilibrio, l'armonia sono dettati dalla cultura, dalla sensibilità, dall'esperienza professionale ma anche dalle nostra decisioni.

Francesco Gallone, è stato un ragazzo che ho iniziato a seguire qui all'ITSOS Albe Steiner. Un nostro studente, diplomatosi, grazie a due umane e attente professoresse di sostegno. L'anno accademico scorso stava prendendo la laurea in Scienze dell'educazione e della formazione -L19. Poi è piombata su di lui una malattia mortale crudele e vigliacca, la stessa che anni prima aveva portato via il padre.

A marzo di quest'anno, abbiamo presenziato in Cattolica alla cerimonia di “quasi laurea”. Abbiamo così risposto all'invito di una mamma con capacità di resilienza superiore alle nostre aspettative. Ci capita, come team di sostegno scolastico, di incontrare molti genitori. Persone votate alla causa dei loro figli, sempre impegnate a distribuire il loro tempo tra terapie, sport riabilitativi, tempo libero e non ultimo lo studio. Una signora molto sensibile mi disse una volta, indicando dei bonsai a casa sua: “Vedi queste piante? Mi sono state regalate, ma trovo crudele il coltivarle” (N.d.r. sottintendendo così la sofferenza delle piante continuamente potate per rimanere nane).

Francesco non era un bonsai. Tutto l'ambiente intorno a lui ha cercato di coltivare una quercia, e Francesco è cresciuto come un albero maestoso, nonostante la sua carrozzina. Ha preso il diploma fermando ogni giorno la sua attività didattica ad un momento prestabilito per il cateterismo. Il suo pit stop giornaliero consisteva nel rispondere al telefono all'infermiere che arrivava da fuori scuola, raggiungere l'infermeria con la carrozzina e poi farsi infilare la protuberanza del catetere dentro il suo “arnese” per poter urinare come i suoi compagni.

Ma Francesco non si abbatteva, o per meglio dire, si incrinava, perdeva le foglie, cambiava colore ma alla fine stringendo i denti lo vedevi tornare alla carica. La commemorazione funebre di suo padre fu, per noi tutti presenti, un evento improvviso e doloroso, in una chiesa ricolma di gente, lui uscì con la schiena dritta e con la battuta pronta. Insomma Francesco al contrario dello studioso ebraico non è mai stato ignaro del suo percorso, ha sempre amato la vita fino al suo ultimo respiro, lottando oltre la sua ultima operazione.

Nessuno ci insegna ad affrontare la morte di un nostro studente. Ma in questo caso, siamo stati fortunati: Francesco ci ha educato al rispetto del limite e a cogliere le opportunità della vita.

Francesco era simpatico perché era sempre di buon umore a scuola. Sarto oltre che psicologo, ti cuciva il tuo vestito su misura e alla fine non potevi più toglierlo.

Ti prendeva in giro perché eri terrone, comunista, juventino, ma in realtà la sua appartenenza era quella “umana a apriori” totalmente avversa ai radical chic.

Costruiva le sue giornate nell'essere in contatto con un cosmo variegato di belle ragazze, di ex giocatori dell'inter, di compagni di wheelchair hockey, di uomini politici, di giornalisti oppure di tetraplegici indigenti.

Dal suo trono dispensava prese in giro ed ironia, ma dietro la maschera c'era il cuore di un adolescente desideroso di riconoscimenti, di essere accettato oltre la carrozzina e non per la carrozzina.

Prima di tornare dentro il reparto di unità spinale del Niguarda, mi propose di aprire e condurre un gruppo di auto mutuo aiuto, nei reparti dell’Ospedale, per i pazienti come lui: “Ti devi sbrigare, perché ora c'è questa occasione e poi chissà....”.

Il nuovo anno scolastico è ormai partito e sono sicuro che il suo spirito le sue parole la sua forza benefica non ci lasceranno mai.

Per chi non l'avesse conosciuto abbiamo un estratto dei suoi video pubblicati su you tube qui linkati.

Però ognuno di noi può incontrare Francesco quando sente un dolore e dopo una smorfia tira avanti e fa una battuta di spirito, quando ascolta chi è in difficoltà e gli dà una mano, quando grazie al nostro amore per la vita superiamo le difficoltà, quando corpo e destino si ribellano a noi ma il nostro atteggiamento rimane vincente e propositivo.

Tutti noi abbiamo modo di conoscere Francesco, perché Francesco è un patrimonio di tutti, non è il possesso di qualche privilegiato.

 

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